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Smial fiorentino della Tolkien Society (già Gruppo fiorentino di lettura del Signore degli Anelli)

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lunedì, 09 giugno 2008

Stella del mattino di Wu mIng 4

Molti incontri

 

            In questi mesi l’attività dello smial è proseguita con i regolari incontri mensili, dedicati per lo più alla discussine e allo scambio di informazioni, e talvolta al gioco: i tolkieniani fiorentini si sono divertiti a immergersi in un modo nuovo nel mondo di Tolkien attraverso il wargame La guerra dell’Anello della Nexus. Ma si sono concessi anche un’escursione in altri mondi fantastici, giocando ad Arkham Horror della Fantasy Flight Games (ma tradotto sempre dalla Nexus).

            Il primo giugno di quest’anno, poi, ho fatto una capatina a Roma, a trovare i componenti della Associazione Romana di Studi Tolkieniani. Ho potuto associare una faccia a nomi che avevo (e avete) letto e sentito nominare spesso e ho trovato persone simpatiche, competenti e motivate. Il primo di molti incontri, spero.

            Una piccola, ma importante, segnalazione libraria, per finire. Molti di voi avranno già sentito del romanzo Stella del mattino, scritto da Wu Ming 4 e, se non l’hanno letto già, forse avranno avuto modo di leggere recensioni in merito. Voglio aggiungere anche il mio piccolo contributo. Saprete dunque che uno dei protagonisti del romanzo è J.R.R. Tolkien, che, insieme a Robert Graves e a Clive Staples Lewis, incontrerà, nella Oxford del 1919, Lawrence d’Arabia. Quest’incontro cambierà le loro vite e la loro opera.

            Amici, questo è uno di noi. Per quanto riguarda Tolkien si capisce che ha letto i testi, conosce bene la sua biografia e le lettere. E ama il nostro scrittore preferito.Ho letto solo cento pagine, ma promette molto bene. Quindi, il consiglio è. Leggetelo.

Postato da: Parmandil a 07:37 | link | commenti |

venerdì, 15 febbraio 2008

 

Uno sguardo d'Oltremare: Giuseppe Tomasi di Lampedusa e gli scrittori cattolici inglesi

  Nell'estate del 1954, mente in Gran Bretagna muoveva i suoi primi passi "Il Signore degli Anelli", Giuseppe Tomasi, principe di Lampedusa teneva delle lezioni di letteratura inglese ad uno scelto gruppo di amici/allievi. Lampedusa aveva frequentato il Regno Unito nella seconda metà degli anni Venti, ospite della rappresentanza diplomatica italiana (suo zio Pietro Tomasi marchese della Torretta, era a quell'epoca ambasciatore d'Italia a Londra). Quei lunghi soggiorni e le costanti e vastissime letture di autori inglesi, sia in lingua originale che in traduzione italiana, fecero di lui sicuramente un esperto dell'argomento, per quanto autodidatta.

  Oggi le sue lezioni sono pubblicate, insieme al "Gattopardo" e ai racconti, nel volume dei Meridiani dedicato al Principe (edizione 2004). Ve lo raccomando a prescindere dal vostro interesse per l'opera sua, perché l'arguzia e la perizia con cui Tomasi dipinge i ritratti della sterminata schiera di autori che viene man mano spiegando ai suoi allievi vale da sola la lettura e il prezzo del volume. Ma oggi volevo riportarvi quanto egli dice, in occasione della sua lezione su Chesterton, riguardo agli autori cattolici inglesi, e, di passta, anche su quelli francesi e italiani, proprio negli anni in cui uno di essi, J.R.R. Tolkien appunto, offriva al mondo "il suo cuore", pubblicando "Il Signore degli Anelli"

  Uno sguardo da lontano, di un innamorato della cultura britannica, che potrà aiutare a comprendere meglio anche il Professore. (La citazione è un po' lunga, ma credo che mi perdonerete, perché a parer mio sunteggiarla sarebbe come annaquare il buon vino).

“Prima di parlare di G. K. Chesterton sarà utile discorrere un po' della figura degli scrittori cattolici inglesi.
Fra lo scrittore cattolico italiano e quello inglese (o per dire vero di qualsiasi altro paese) corre una grande differenza. Lo scrittore italiano che si professi chiaramente cattolico è sempre uno scrittore “moscio”. Lo scrittore inglese (o francese, o tedesco, o americano) che si batte per la Chiesa cattolica è sempre uno scrittore “duro”. Ciò dipende dal fatto che in Inghilterra, in Germania e negli Stati Uniti il cattolicesimo è una religione di minoranza di fronte ad altre confessioni e gli occorre decisione, aggressività e coraggio per affermarsi e mantenersi In Francia il cattolicesimo è anch'esso in minoranza non già di fronte ad altre forme di religione, ma di fronte alle varie sfumature della miscredenza. Anche in Francia quindi necessita delle stesse virtù nei fedeli e negli scrittori che vogliano esporre le loro convinzioni. Da ciò la magnifica fioritura degli scrittori francesi cattolici da un secolo a questa parte, fioritura che, iniziatasi con Maistre e Bonald (i maestri) ci ha dato Lamennais, Montalembert, Veuillot, Bloy, Péguy, per arrivare ai nostri contemporanei Bernanos, Mauriac e Claudel, su per giù tutti grandi scrittori, ad ogni modo certamente tutti scrittori da combattimento, con speroni e taglientissime spade. Siamo lontani dai nostri Fogazzaro, Salvadori e Fausto Maria Martini, nei quali non si avverte più l'incenso del tempio, ma il men buono odore della sacristia.
Una eccezione è costituita dal padre Bresciani, che nessuno legge benché fosse un grand'uomo, e dagli attuali Papini e Giuliotti, nei quali per altro l'irruenza diviene troppo spesso retorica e sembra aver piuttosto preso la veste cattolica anziché l'anima.
Gli italiani sono troppo poco credenti anche per essere anticattolici; e occorre confessarlo: contro chi dovrebbero sguainare le loro spade i pensatori cattolici? Maistre è sorto come contrappeso a Voltaire e Veuillot non sarebbe esistito senza Renan. Contro chi dovrebbero battersi da noi i cattolici: contro Podrecca? Non ne vale la pena. La lotta contro Giovanni Gentile non poté avvenire, perché questi non era unicamente anti-religioso, ma anche fascista. E così si perpetua nell'ambiente intellettuale cattolico quella temperatura da brodo tiepido che favorisce la germinazione dei microbi, ma non dei polemisti.
Ma non dei francesi o degli italiani dobbiamo occuparci, bensì degli inglesi. Da noi il cattolicesimo, oltre ad essere la confessione del novantasette per cento della popolazione, esce da un periodo di predominio che, evidentemente, non era producente. Quindi il cattolico italiano è pieno di rimorsi inconsci ed ha sempre l'aria di scusarsi di esserlo. In Inghilterra i cattolici sono il cinque per cento ed escono da un lungo periodo di persecuzione, sanguinosa in principio, patrimoniale e politica dopo, vessatoria sempre, che li pone nella redditizia posizione di accusatori. Aggiungete a questo che a contatto con altre più austere confessioni, il cattolicesimo inglese ha abbandonato quasi tutte le men nobili manifestazioni esteriori e scivola via sulle più astruse definizioni dogmatiche; e inoltre se pensate che i lunghi secoli di persecuzione hanno allontanato i tiepidi e i cattolici “per abitudine”, vi renderete conto come esser cattolici inglesi sia cosa assai differente, cosa quasi opposta, all'essere cattolici italiani. Il clero è scarso, ma magnifico; e sotto le vesti in tutto simili a quelle del clero anglicano, porta in giro autentiche virtù cristiane. E gli scrittori seguono queste direttive generali.
(...)
Chesterton (1874-1936) fu poeta di vaglia nel suo genere non poetico e romanziere e novellatore di eccelso valore; ma fu soprattutto, tanto come poeta che come romanziere e autore di saggi e articoli, polemista valorisissimo e instancabile.
Al cattolicesimo formale egli giunse tardi: si convertì pienamente non molti anni prima della morte. Ma da sempre aveva polemizzato per ciò che gli stava a cuore e che (per lui) s'identificava col cattolicesimo: il rispetto della tradizione, la difesa dell'individualità umana minacciata dal socialismo, la difesa della carità cattolicamente intesa contro ogni forma d'ipocrita beneficenza e statalizzazione della previdenza. Suoi avversari secondari furono i “proibizionisti” e i colonialisti.
(...)
La massima parte dell'opera di Chesterton si trova però al di fuori delle poesie e della narrativa. Vi sono diecine di volumi di raccolte di articoli, almeno una diecina di volumi... non saprei come chiamarle, “opere teoretiche”, per così dire. La più notevole di queste è Orthodoxy, che è addirittura la migliore sua opera. È un lungo saggio sull'ortodossia, non in senso puramente religioso, ma anche sull'ortodossia della vita, su quello che noi chiamiamo il “buon costume”. L'argomento può sembrare un po' grigio; aprite il volume ad una pagina qualsiasi e rimarrete incatenati sino alla fine. Lo spirito paradossale dell'autore ci presenta le verità più trite con la testa in giù, in modo che esse ci appaiano inedite. Attraverso paradossi, scherzi e impennate di poesia la tesi in favore della morale tradizionale, del vecchio modo di vivere, di una semplicità di esistenza (“cercate di diminuire il prepotere delle macchine e se proprio non vi trema la mano radetevi col rasoio comune”) appare chiara. E in fondo la vecchia Inghilterra l'ha ascoltata.”

E anche Tolkien.

Postato da: Parmandil a 09:03 | link | commenti |

lunedì, 11 febbraio 2008

Figli di Hurin

Ritorno alle fonti

  In questi giorni ho finito di leggere "I figli di Hurin". Era diverso tempo che non tornavo sui testi del Professore riguardanti la Prima Era e avevo pertanto perduto familiarità con la sua prosa più "aulica". E' stato un gradito ritorno, come tornare a sentire parlare un vecchio amico. E ancora di più capisco perché Tolkien sfugge ad ogni facile classificazione nelle categorie del Fantasy o della letteratura in genere: egli scrive epica, non narrativa. Non so se tutti condividono questa mia sensazione, ma mentre lo leggevo percepivo la potenza evocativa, "mitica" del testo: il tono dell'autore dava alla narrazione della storia di Turin un senso di "timelessness" e allo stesso tempo di antichità perfettamente verosimile e coinvolgente. Senza una caduta nel banale, nel trito, nell'insignificante, Tolkien scrive davvero come un antico bardo che narri le leggende vive del suo tempo, come un Livio o un Esiodo.

  Perdonatemi la retorica, ma non sapevo come altro dire. Insomma, mi è tanto piaciuto, che ho cominciato a rileggere "Il Silmarillion" (e Dio sa se non abbia carrettate di libri da leggere per la prima volta ...)

  A voi è piaciuto?

Postato da: Parmandil a 12:59 | link | commenti |

lunedì, 28 gennaio 2008

Ultime riunioni

  Sabato 19 gennaio 2008 si è tenuta la riunione mensile del gruppo, alla quale hanno partecipato Giacomo Bencistà, Padre Paolo Barbiano, Simone Petralli, il sottoscritto e una "new entry", che ci auguraimo possa diventare una presenza constante: Stefania Ghelli. Seguendo il copione delle ultime riunioni, si è più che altro chiaccherato senza uno specifico tema. La discussione è scivolata infine sui giochi da tavolo e sui role playing. Visto l'interesse che l'argomento ha suscitato, vedremo di organizzare una riunione "ludica" nel prossimo futuro, sia per giocare ad un gioco di stretto argomento tolkieniano come  "Guerra dell'Anello" della Nexus (le regole qui), con la sua espansione "Battaglie della Terza Era", sia per provare qualcosa di più "eretico", ma pur sempre legato a tematiche fantastiche, come "Arkham Horror", della Fantasy Flight (ediz. italiana Nexus). In attesa di ripartire con le discussioni "scientifiche" sul Professore, che in questi ultimi mesi hanno risentito dell'atmosfera nataliza e festaiola.

Postato da: Parmandil a 09:02 | link | commenti |

venerdì, 26 ottobre 2007

L'arzilla vecchiaia del Cavaliere Bianco ...

Riporto integralmente dalla rubrica "Indiscreto" di "Panorama" del 1 novembre 2007, pg. 27, oggi in edicola:

***

Quel macho di Gandalf

RIVALUTAZIONI. Deplorazione dal Secolo d'Italia alla scrittrice J.K. Rowling, autrice di Harry Potter, rea di avere "ceduto al politicamente corretto" rivelando che Silente, il mago protagonista della saga. è gay. Per fortuna, annota il giornale di An, esiste anche il "mago di destra": Gandalf, il protagonista del Signore degli Anelli, indicato come campione della "virilità magica."

***

"Mago di destra"? "Virilità magica"??? Hai capito il vecchio Gandalf! 

Si vede che il redattore del Secolo d'Italia è entrato in possesso di un capitolo perduto del Signore degli Anelli, dove si narrano le gesta erotiche del plurimillenario, ma ancora valido stregone, impegnato a "tenere alta la bandiera degli Istari" fra le esperte fanciulle elfiche del Bosco d'Oro: il riposo del guerriero dopo il mortale duello con il Balrog. Vista così, la sua rinnovata "potenza" seguita al ritorno dalla morte acquista un sapore assai più,... come dire,  salace, assai più piccante. 

E anche Dama Galadriel: cinquemila anni e non sentirli! Perché certo anche le "cure" con cui rinvigorisce lo stremato stregone ora hanno tutto un altro e più pregnante significato ...

E sì che quel vecchio satiro del Professore ce ne aveva dati di indizi: quel "Cavaliere" Bianco allude, ora lo capiamo, a ben altre cavalcate che quelle con Ombromanto... e del resto, nell'originale norreno, Gandalf non significa forse "Elfo della verga"?

E noi che pensavamo che nel Signore degli Anelli non ci fosse sesso (né tantomeno politica spicciola)! Poveri ingenui, torniamo a Topolino (anche se pare che anche lui, con Minni ...). Mah, mala tempora currunt.

Postato da: Parmandil a 07:55 | link | commenti (1) |

giovedì, 25 ottobre 2007

La riunione del 29 settembre

Il 29 settembre si è svolta la consueta riunione mensile dello smial, presenti Giacomo, Raffaella e chi scrive. Come sapete, il gruppo è impegnato nella traduzione italiana del libro di Brian Rosebury "Tolkien. A Cultural Pehnomenon"; la maggior parte del tempo, perciò, è stata dedicata alla revisione e al commento di un capitolo di questa traduzione, redatto dal sottoscritto. Dato lo stile particolare di Rosebury, pieno di incisi e concettoso, è stato suggerito di evitare, in italiano, periodi troppo lunghi e limitare l'uso degli avverbi in "-mente" per tradurre i molti avverbi inglesi in "-ly".

Nell'occasione, rinnovo a tutti i traduttori l'esortazione a portarsi avanti il più possibile: tra l'altro, io ho trovato il lavoro di traduzione sì impegnativo, ma proprio per questo divertente e stimolante.

Esaurito questo argomento, abbiamo parlato un po' dei vari punti di vista attraverso i quali viene narrato "Il Signore degli Anelli", cercando soprattutto di stabilire quanto Tolkien agisca come narratore onniscente. E' così venuto fuori, ad un primo esame basato sulla memoria, che assai raramente le vicende sono narrate dal punto di vista di Frodo; spesso, invece, lo sono da quello di Sam, soprattutto nelle "Due Torri" e nel "Ritorno del Re". Talvolta Tolkien interviene per raccordare i vari filoni narrativi, descrivendo cosa stanno vedendo i personaggi di una "storyline" mentre sta seguendo le azioni di un'altra.

La prossima riunione, come sapete, è fissata per questo sabato, 27 ottobre.

A presto.

Postato da: Parmandil a 07:26 | link | commenti |

giovedì, 23 agosto 2007

Bilbo a Rivendell

Un ritorno a lungo atteso.

 Dopo circa un anno di letar.., oops! di lavoro oscuro e solitario, torniamo a farci sentire su questo blog. Il gruppo è ancora ben vivace e "tonico". Attualmente, come il buon Bilbo con i suoi testi elfici, siamo impegnati nella traduzione del libro di Brian Rosebury "Tolkien. A Cultural Phenomenon", la cui uscita in edicola è prevista per il 2009.

 Dopo la pausa estiva riprenderemo le riunioni verso la metà di settembre (orientativamente sabato 15 settembre). Chi fosse interessato può contattarmi tramite i messaggi.

  Tra le varie cose tolkieniani uscite di recente, vi segnalo "Roots and Branches", una raccolta di articoli e saggi di Tom Shippey, pubblicata dalla Walking Tree Publishers, una casa editrice dedicata alla pubblicazione di teti di critica su J.R.R. Tolkien, cui ha dedicato la Cormarie Series.

  Altra uscita di grande importanza, il quarto volume di "Tolkien Studies. An Annual Scholarly Review".

Postato da: Parmandil a 09:00 | link | commenti |

martedì, 05 settembre 2006

I boschi della luna

 

Un libro da tener presente

Giuseppe Festa, leader dei Lingalad, un gruppo musicale di ispirazione tolkieniana che ha già al suo attivo numerosi album e partecipazioni ad eventi in tutta Europa e anche oltreoceano, esordisce sulla scena letteraria con questo libro. Se scrive come suona, è un volume da prendere ad occhi chiusi.

Postato da: Parmandil a 08:03 | link | commenti (3) |

martedì, 29 agosto 2006

Frodo e Sam a Mordor

Sam Gamgee e l’etica del servizio
 
            In questi giorni sto rileggendo per la quinta volta “Il Signore degli Anelli”. Lo prendo e lo lascio, intervallandolo con altre letture (dopo vent’anni di frequentazioni mi passerete il fatto che l’entusiasmo della prima volta si è un poco affievolito, trasformandosi nel piacere di rivedere di quando in quando luoghi noti e cari alla memoria). Nel corso di questa rilettura mi sono accorto di provare un certo fastidio, non del tutto sconosciuto, forse, ma piuttosto nuovo quanto a intensità, per la devozione “canina” di Sam Gamgee verso il suo “Padron Frodo”.
            Perché fastidio? Principalmente credo perché lo trovo poco verosimile nel suo integralismo, nel suo considerarsi innanzitutto e comunque il servitore di Frodo.
            In una società come la nostra, figlia del razionalismo illuminista, dell’egualitarismo della Rivoluzione Francese e dell’individualismo liberale, stride questa subordinazione consapevole e orgogliosa di sé. Però, a pensarci bene, non è stato sempre questa la mentalità occidentale, nemmeno dopo il 1789. Soprattutto l’Inghilterra, anche nelle sue rappresentazioni parodistiche e stereotipate, ci ha presentato fino a tempi recentissimi l’immagine di una società fortemente strutturata in senso gerarchico, dove la parola aristocrazia ha avuto un suo senso, per così dire, etico e spirituale, ben aldilà del suo spsarsi con una supremazia economica in costante declino nel secolo appena trascoso.
            E, per allargare il campo all’Europa occidentale intera, basta pensare a quanto a lungo la “direzione” del pensiero sociale sia stata quella “verticale” della gerarchia di persone e di ceti sociali e mai quella “orizzontale” della democrazia moderna, neanche nelle nostre repubbliche.
            Abituati a giudicare il bene secondo il nostro metro, classifichiamo immediatemente come negativa, retrograda, imperfetta, “cattiva” ogni rappresentazione delle relazioni umane che preveda un rapporto di subordinazione, immaginandoci subito il superiore come un tiranno, l’inferiore come un ribelle o, alla peggio, un servile codardo. Dimenticandoci così che i rapproti umani non sono mai univoci, ma, soprattutto in relazioni come queste, non puramente o neanche principalmente, economiche, aspettative, doveri, giudizi, diritti passano dal basso in alto almento quanto dall’alto in basso.
Prendiamo per esempio l’omaggio feuddale, così ben descritto, insieme alla società che lo produsse, da Marc Bloch ne La civiltà feudale: il signore si assumeva degli obblighi verso il suo “uomo”, era soggetto al suo giudizio, doveva soddisfare delle aspettative e non solo pretendere un servizio e pagarne la mercede con un feudo o una regalia. Lo stesso valeva, mutatis mutandis, per i re germanici con i loro guerrieri, come per i patrizi dell’Italia rinascimentale verso i propri clientes e anche verso la popolazione.
            “Servire” è stato per secoli un titolo di merito, anche e soprattutto nelle relazioni personali e tutt’altro che una funzione umiliante: soprattutto in Italia, dove lo stato moderno si è sviluppato assai tardi, il potere è sempre stato intriso di legami personali (lo è molto ancor oggi).
            Era bene? Era male? Era diverso. Ogni organizzazione del potere e/o della società riflette i valori, la mentalità di questa: finché questi valori sono condivisi dalla maggioranza delle persone va bene. Quando non lo sono più o sono degenerati (e non mi pare esistano modello organizzativi privi di difetti, nenache l’attuale) si cambiano, più o meno violentemente. A Tolkien piaceva molto questo tipo di organizzazione, probabilmente perché rendeva la società più stabile, pur non escludendo i passaggi da un ceto all’altro. E poi a lui interessava soprattutto l’aspetto spirituale delle relazioni umane, più che quello socio-istituzionale: lo si vede nel suo interesse per il tema della “nobilitazione” del popolano, per l’etica del servizio, che è tipicamente cristiana. Temi che ha personificato in Sam Gamgee, servitore sì, ma uomo, oopss! … hobbit non di meno ed eroe al pari di Frodo.

Postato da: Parmandil a 16:42 | link | commenti |

giovedì, 24 agosto 2006

Dopo una lunga assenza, dovuta alla dispersione della Compagnia, torno a dar vita a queste pagine, con l'intenzione di traformarle in un blog nel senso più classico: una sorta di diario/quaderno di appunti, ma aperto alla discussione (e spero ce ne sia).

Dunque, cominciamo con il segnalare due improtanti pubblicazioni di prossima uscita: il J.R.R. Tolkien Companion and Guide a cura di Wayne J. Hammond e Christina Scull, pubblicato dalla HarperCollins inglese e la J.R.R. Tolkien Encyclopedia, edita da Michael Drout, pubblicata dalla Routledge. Si tratta di due opere di consultazione: la prima conterrà una lunga e dettagliata esposizione della vita di Tolkien e degli avvenimenti dell'epoca sua e una guida tematica, organizzata (suppongo) in ordine alfabetico, riguardante i più vari temi inerenti lo scrittore e la sua opera.

La seconda, come si rileva dalle dettagliatissime pagine web della Routledge, è un dizionario enciclopedico le cui 550 voci sono curate dai maggiori esperti del settore, tra cui gli italiani Raffaella Benvenuto (di it.fan.scrittori.tolkien e dello smial Proudneck), Roberto Arduini (della Associazione romana studi Tolkieniani) e Cecilia Barella, curatrice di "Tolkien: a Webliography".

Il costo è alto,specie della Encyclopedia, ma si presentano come una summa della critica sull'argomento e un indispensabile strumetno di studio e orientamento per esperti e appassionati.

Postato da: Parmandil a 15:40 | link | commenti |